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"I disoccupati trovino qualcosa da fare": ho lasciato decantare per qualche giorno questa uscita di Berlusconi. Che di per sé è agghiacciante, sbrigativa, distaccata. Al confine con un disinteresse che fa paura.
Si tratta ad ogni modo di una sparata che non va semplicemente messa nel già ricco novero di boutades del Cavaliere. Né tantomeno va lasciata passare come se nulla fosse. Occorre al contrario analizzarla perché dentro ci si coglie un cambiamento, una mutazione nella comunicazione politica.
Sì, perché una dichiarazione del genere appare lontana anni luce dalle promesse della campagna elettorale, dalla "luna di miele" del governo in carica, da quella capacità quasi magica di risolvere ogni problema. E' al contrario sintomo di un'improvvisazione politica, ma soprattutto morale ed etica, spaventosamente profonda. "Prima abbiamo promesso, abbiamo detto e abbiamo fatto. Adesso tiriamo un po' a campare": questa, in sostanza, sembra la morale della favola.
Personalmente, non posso neppure riuscire ad immaginare che cosa si deve provare se, in una condizione di disoccupazione cronica, di perdita del lavoro, di cassaintegrazione, la risposta che si dà ai problemi dei lavoratori ed alla crisi è questa. "Trovatevi qualcosa da fare": facile, come uno spot. Ben più complicato, nei fatti.
Negli altri paesi si dialoga, i governi tendono l'orecchio. Obama apre un forum on-line per dare risposte ai lavoratori. Berlusconi dice, sostanzialmente, di non rompere i coglioni. Complimenti. Bel passo indietro, rispetto ai sorrisoni di un anno fa.

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