
Foto di HamWithCam
Spesso mi imbatto in inutili tentativi di separare il presente dal passato, ciò che esiste oggi da quel che ieri non c'era, ciò che fornisce porzioni di senso alla nostra società da quel che in passato di senso non ne aveva affatto. Questa zona liminare è difficile da esplorare, ma alcuni elementi aiutano ad orientarsi. Fra questi ci sono i cosiddetti "non luoghi".
Tempo fa lessi a riguardo un articolo. Il tema mi interessò molto ma la lettura fu molto frettolosa. Quel particolare termine, "non luogo", mi rimase però impresso. Quasi subito ne intuii il senso, almeno in maniera grossolana; poi ho sentito il bisogno di entrarvi dentro un po' meglio.
La nostra società (quella occidentale, quella teoricamente evoluta e che vuol proiettarsi nel terzo millennio) è piena di non luoghi. Si tratta di zone di transito, artificiali, spesso legate al commercio. Piccoli pezzi di mondo in cui i tratti della modernità e della globalizzazione emergono in maniera prorompente. Zone franche, in cui tutti passano ma nessuno vi abita.
Basta prendere la foto sopra: potrebbe essere scattata in qualsiasi posto del mondo. Quell'ambiente potrebbe essere ripetuto uguale a se stesso per infinite volte. Ancona, Milano, Stoccolma, Atlanta. Chissà. Un muro giallo e blu. Il giallo e il blu dell'Ikea. Una multinazionale sparsa in tutto il mondo.
Ci vedo, in quello scatto, un senso di confusione e straniamento. Sensazioni che mi intimoriscono e mi affascinano a tempo stesso. Un ambiente in cui le particolarità e le peculiarità vengono annullate. Sei a casa tua, nella tua città. Eppure a tempo stesso, potenzialmente, in ogni luogo. Straniero a casa propria. Cittadino di tutto il mondo.
I centri commerciali, gli aeroporti, i parchi divertimento, il palco di San Remo, le grandi fiere. Non luoghi in cui la modernità ha posto una cesura netta col passato. Bruttissimi perché isolati da un contesto che brulica vitalità da anni, secoli. Interessanti perché occorrerebbe capire come l'essere umano reagisce, una volta che vi transita.
P.S.: su questo tema due interessanti letture che spero di fare nei prossimi mesi possono essere "Nonluoghi - Introduzione a una antropologia della surmodernità" edito da Eleuthera e "Disneyland ed altri nonluoghi" edito da Bollati Boringhieri, opere entrambe scritte dall'antropologo Marc Augé.

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