
Qualche giorno fa ho visto un bellissimo film, 'Baciami piccina', con Neri Marcorè e Vincenzo Salemme. Un film che mi sento di consigliare per i bellissimi contenuti che vi si trovano. Un film interessante perché narra la vita dell'Italia nei giorni dell'8 settembre. Un'Italia allo sbando, che si risveglia in un mondo in cui non sa più chi comanda e chi è comandato, chi è amico e chi nemico. E che, al contempo, muore di fame.
Come dicevo nel post dedicato alla Costituzione, tentare di immedesimarmi in quei giorni è un esercizio mentale che provo a fare ma che mai potrà farmi capire cosa potesse davvero voler dire vivere in quelle condizioni. 'Baciami piccina' ci prova, e talvolta ci riesce.
Oltre a mettere a nudo l'inutilità della guerra e la tragedia di un'ideologia orribile, soprattutto mette in risalto lo smarrimento di quei giorni. Racconta quelle facce stanche, quelle menti confuse, quelle pance vuote.
Ed è questo il punto che riesce più difficile immaginare. Sapere che la guerra è finita, che abbiamo voltato pagina, che si cambiava registro. Sì, ma le novità qual'erano? Cosa avrebbe riservato il domani? "... E adesso, che si fa?"
In quella confusione, tra la paura e le bombe, deve aver avuto la meglio la voglia di libertà. Come diceva Calamandrei "La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare". Mancava da troppo tempo, quel bene prezioso. Certo, a qualcuno interessava più avere un pezzo di pane. E pazienza se governava Tizio o Caio. Altri invece capivano che erano necessari entrambi. Anzi, più la libertà che il pane. Ed è a quegli uomini che noi dobbiamo tutto.
Forse dovremmo ricordarcene un po' più spesso, perché in tanti si sono sacrificati affinché la nostra società fosse libera ed organizzata. Purtroppo noto come la libertà ora ci sia, quanto basta diciamo. Abbiamo cibo, tecnologie, progresso. Ma è un'Italia, ahinoi, comunque allo sbando.

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